
Pochi grassi uguale tanta salute. Sembra essere l’ultima moda alimentare e, proprio per questo, è sbagliata. Una corretta alimentazione, non ci stancheremo mai di dirlo, è fatta anche di grassi.
In piccola percentuale, ma ci sono. Inoltre questa piccola percentuale dev’essere adeguatamente calcolata secondo il fabbisogno energetico ideale che, proprio perché diverso da persona a persona, può essere indicato solo da un dietologo.
Il problema è che la causa dell’aumento di peso dipende da una miriade di fattori tra cui anche i grassi. Ma non solo.
Negli alimenti di natura industriale, la sostituzione dei grassi avviene con altre sostanze, spesso di natura scadente o addirittura cancerogena. Inoltre non è tanto la quantità digrassi che deve essere rivista, ma soprattutto la sua qualità.
Un esempio? Prendiamo la frutta scca (noci, mandorle, nocciole) possiede una notevole quantità di grassi di ottima qualità e anche un elevato numero di nutrienti e elementi, oltre che di minerali, difficilmente reperibili altrove. Rinunciare a questa fonte di proteine nobili, potassio, magnesio, omega 3 sarebbe nocivo, soprattutto se sostituiti da altri con meno grassi ma anche con meno nutrienti.
Questo perchè il concetto “a ridoto contenuto digrassi” non sempre equivale a “cibo maggiormente salutare”. In questi casi a fare la differenza possono essere gli zuccheri, non solo intesi come dolci, ma anche come carboidrati molto raffinati.













