
La vita in ambienti chiusi, ristretti e l’abitudine a guardare fissi schermi e display ci ha portato a perdere la capacità di guardare lontano.
In senso fisico. La miopia, infatti, è la patologia oculare più diffusa nei paesi industrializzati e Singapore si aggiudica il primato con l’ottanta per cento della popolazione.
Più modesta la percentuale italiana dove solo uno su quattro è affetto da miopia. Ma schermi e fogli di carta sono comunque innocenti perché il vero problema è lo stare al chiuso.
Coloro che vivono di più all’aria aperta hanno meno probabilità di contrarre questo fastidioso difetto della vista rispetto a chi fa vita al chiuso che, tra l’altro ha anche maggiore probabilità di diventare obeso.
Dunque anche il metabolismo viene chiamato in causa perché la luce naturale, molto più brillante rispetto alle lampadine, favorisce il consumo spontaneo di calorie e protegge il bulbo oculare stimolando la produzione di dopamina un neurotrasmettitore che blocca la crescita del bulbo oculare garantendone l’equilibrio.
La ricerca che evidenzia i dati ha considerato un totale di 10400 bambini adolescenti compresi a cui venivano analizzati sia gli esami oculari che lo stile di vita: chi alle ore trascorse davanti a PC o a TV unisce altrettante ore passate all’aria aperta non aveva particolari problemi.
Nemmeno lo sport può aiutare, o peggiorare, la situazione della deformazione del bulbo oculare, patologia che, è bene ricordarlo, ha anche una forte predisposizione genetica.
Rossana Prezioso











